Quante volte ci siamo trovati di fronte a scene di film e telefilm dove venivano impiegate sofisticatissime e avanzate tecnologie a protezione di qualcosa!? E quante volte di fronte a tali scene abbiamo sorriso ironicamente pensando a quanto fosse stata “gonfiata” e artefatta la realtà che si voleva rappresentare!? La fantasia dell’uomo ha trovato libero sfogo in queste rappresentazioni grazie a effetti speciali, ma piano piano, con anni -anche decenni- di ricerca comincia a diventare via via più concreta. Ci rifacciamo a termini come biometria applicata alla sicurezza informatica e vediamo le scene dei film diventare realtà: sui recenti smartphone troviamo difatti lettori di impronte digitali utili a tenere al sicuro tutte le informazioni presenti in rete. I “vecchi” strumenti di protezione quali password, codici d’accesso, e verifica in due passaggi, vedono affiancarsi i cosiddetti sensori biometrici.

Nello specifico, col termine biometria in informatica si intende un sistema in grado di riconoscere e identificare un individuo in base ad alcune caratteristiche fisiologiche. Aspetti personali, unici all’individuo stesso come l’iride, le impronte digitali, la retina ecc. I dati biometrici sono dunque delle informazioni altamente riservate che un macchinario individua per permettere l’accesso o meno a un account o a un dispositivo da parte di uno e un solo utente (a meno che tra di noi non si nascondi Mystica…). In materia di impronte digitali, negli smartphone di ultimissima generazione, è possibile trovare sensori biometrici quali lo scanner per le impronte che rende l’accesso allo schermo e alle app, molto più sicuro rispetto all’uso di PIN o altri metodi di sblocco. In via di perfezionamento sono gli scanner in grado di riconoscerci in base alla voce, alla firma o alla grafia.

Sara Avanzi