L’innovazione e la capacità di creare valore dipendono oggi da: gestione dati; connettività; capacità di calcolo; integrazione IA, cloud e sicurezza in ecosistemi intelligenti.
Dal report emerge un ecosistema nazionale in evoluzione nel quale IA, cloud, cybersecurity e dati sono i principali fattori abilitanti della trasformazione digitale, pur permanendo forti differenze tra imprese, territori e settori produttivi.
Nel manifatturiero continuano gli investimenti in cybersecurity, robotica, Industrial IoT e gestione dei dati, con un’evoluzione verso fabbriche intelligenti sempre più integrate. Cresce inoltre l’attenzione verso cloud sovrano e protezione della proprietà intellettuale.
Nel segmento PMI la spesa digitale supera i 20 miliardi di euro. Cresce l’adozione di ERP, cloud, analytics e IA, ma permane un forte divario rispetto alle grandi imprese.
Il report segnala limiti strutturali soprattutto nella fascia delle imprese ICT medio-piccole italiane carenti di competenze avanzate, di accessi ai dati per lo sviluppo di applicazioni IA avanzate, o di capitale di finanziamento per partecipare a bandi o progetti innovativi.
Le previsioni indicano una crescita media annua del mercato vicino al 3,6%, sostenuta soprattutto da IA, cybersecurity e data management.
Segmenti di mercato
A dicembre 2025, l’ecosistema ICT conta oltre 132 mila imprese, concentrate soprattutto nei segmenti Software e Consulenza IT e Servizi IT, che rappresentano più dell’85% del totale. Il settore resta fortemente frammentato, con circa il 90% delle aziende sotto i 10 addetti.
Nel corso del 2025, il comparto dei Servizi ICT ha registrato un incremento dell’8,1%, raggiungendo un giro d’affari pari a 18,8 miliardi di euro. La direttiva NIS2 sta accelerando il rafforzamento della governance del rischio, della continuità operativa e dei controlli sulle filiere. Le organizzazioni adottano modelli di sicurezza sempre più proattivi, investendo in Managed Security Services, SOC avanzati, autenticazione multi-fattore, protezione delle identità digitali e threat intelligence.
Il segmento dei Servizi di Cloud Computing nel 2025 ha registrato una crescita del 17,6%, attestandosi su un valore complessivo di 8,7 miliardi di euro. La domanda è polarizzata sui servizi SaaS, in relazione a una gamma sempre più ampia di ambiti applicativi (Office Automation, CRM, ERP) e sugli IaaS. Molte imprese non adottano architetture di Private Cloud isolate, ma preferiscono integrarle in architetture che combinano Public Cloud, Edge e infrastrutture interne. Queste piattaforme ibride bilanciano velocità, controllo e requisiti di compliance.
Alcune aziende stanno inoltre valutando la possibilità di una repatriation di determinati servizi Cloud per esigenze di compliance (un’inversione di tendenza rispetto a precedenti strategie di full cloud adoption).
La forte spinta verso i Servizi di Cloud Computing ha determinato una contrazione della spesa per i Servizi di Outsourcing ICT a 3,5 miliardi di euro (-2,6%).
La spesa cybersecurity supera i 2,2 miliardi di euro nel 2025 (+12%). Cresce l’attenzione verso formazione e sviluppo delle competenze: la cybersicurezza sta diventando una componente strutturale della resilienza organizzativa, integrando tecnologia, governance, formazione e supervisione umana in modelli continui e predittivi.
Il segmento dei Servizi di Data Center ha registrato un incremento del 5,7%, raggiungendo un valore di 720 milioni di euro. L’aumento della domanda di Servizi di Cloud Computing, di dati e Intelligenza Artificiale, ha determinato una maggiore richiesta di infrastrutture fisiche di fascia elevata e di capacità computazionale, e conseguentemente di servizi di data center evoluti, anche in termini di resilienza e compliance.
Anche i Servizi di Sviluppo e Systems Integration (3,9 miliardi di euro) e quelli di Consulenza (1 miliardo di euro) hanno chiuso il 2025 in crescita, rispettivamente del 4% e del 3,7%.
I Servizi di Assistenza tecnica sono calati a fine 2025 a circa 503 milioni di euro (-6,2%). La maggiore qualità e le migliori performance dei dispositivi hardware, la migrazione verso il Cloud Computing, la crescente automazione e centralizzazione delle attività di supporto rappresentano i principali fattori alla base della progressiva riduzione della domanda di tali servizi e delle relative tariffe.

Resilienza e sovranità del dato
L’adozione delle architetture di Cloud ibrido cresce perché le aziende non si affidano più a un unico Cloud Provider, ma distribuiscono i workload su più piattaforme al fine di aumentare la resilienza, ottimizzare le performance, ridurre il rischio di lock-in e ottenere una maggiore flessibilità contrattuale.
Inoltre, numerosi Paesi stanno introducendo normative che impongono l’archiviazione e il trattamento di dati critici e sensibili all’interno di infrastrutture soggette a controllo locale.
La questione sovranità digitale è legata alla scelta dei Data Center che erogano i servizi Cloud. I dati sono soggetti alle leggi dello Stato in cui risiedono fisicamente (Data Residency); quindi scegliendo un Data Center situato in un determinato Paese, i dati saranno regolati dalle normative di quel Paese.
Ma se i dati sono ospitati in un Data Center locale e il provider è soggetto a legislazioni estere (Data Sovereignty) la sovranità del dato non è pienamente garantita.
È per questo necessario considerare non solo dove si trovano fisicamente i server, ma anche quali leggi governano i dati e chi può accedervi, anche in modo coercitivo. Disporre di Data Center localizzati e realmente sotto controllo nazionale significa governare l’intera catena del valore - hardware, sicurezza fisica, accesso e gestione - riducendo la dipendenza da infrastrutture straniere e garantendo la continuità operativa anche in presenza di tensioni internazionali, sanzioni o controversie legali.
Fonte: Anitec-Assinform (Il digitale in Italia 2026)