Gli indicatori aggiornati al 2025 evidenziano, rispetto al 2023, una lieve riduzione dell’ampio divario delle PMI rispetto alle grandi imprese.
Le differenze più marcate si riscontrano nelle attività che richiedono competenze specialistiche avanzate, come l’analisi dei dati (41,9% le PMI e 83,6% le grandi imprese) e quelle legate alla complessità organizzativa e dimensionale come i software gestionali ERP (48,8% le PMI e 85,9% le grandi imprese) e CRM (21,1% le PMI e 56,5% le grandi imprese).
Tuttavia, l’adozione di tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA) mostra un andamento opposto: la differenza nell’intensità di utilizzo tra grandi imprese e PMI si amplia passando da circa 20 punti percentuali nel 2023 a 25 p.p. nel 2024, fino a 37 p.p. nel 2025.
Tra gli obiettivi europei del “Decennio Digitale”, uno dei più importanti è portare entro il 2030 il 90% delle PMI a un livello “base” di digitalizzazione.
Per l’Italia il grado di raggiungimento dell’obiettivo è passato dal 68,1% nel 2023 all’88,3% nel 2025.
Il livello di raggiungimento dell’obiettivo per il cloud computing passa dal 73,5% nel 2023 al 90,7% nel 2025.
Per l’analisi dei dati cresce dal 35,5% al 56,9%; mentre per l’IA sale dal 10,9% nel 2024 al 21,9% nel 2025.
Imprese e intelligenza artificiale
Tra le imprese che utilizzano l’IA, le tecnologie più comuni riguardano:
- l’estrazione di conoscenza e informazione da documenti di testo (70,8%)
- l'IA generativa relativa sia al linguaggio scritto o parlato, che a immagini, video, audio (59,1%)
- la conversione della lingua parlata in formati leggibili da dispostivi informatici attraverso tecnologie di riconoscimento vocale (41,3%)
- l’analisi dei dati con tecniche di machine learning (20%), per il riconoscimento delle immagini e l’automatizzazione dei flussi di lavoro (circa 18%) e per il movimento fisico delle macchine (5,9%).
Gli ambiti aziendali in cui l’intelligenza artificiale viene adottata più frequentemente sono il marketing e le vendite (33,1%), l’organizzazione dei processi amministrativi (25,7%) e l’area della ricerca e sviluppo o innovazione (20%). Queste aree, rispetto al 2024, registrano gli incrementi più significativi in termini di imprese coinvolte, con aumenti superiori al 60% (+92,6%, +89,4% e +68,9% rispettivamente).
Tra le imprese che non utilizzano l’IA, l’11,5% ne ha preso in considerazione l’utilizzo. Gli ostacoli principali riguardano: la mancanza di competenze (58,6%), la carenza di chiarezza legislativa (47,3%), l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari (45,2%), le preoccupazioni relative alla privacy e alla protezione dei dati (43,2%), i costi elevati (43%) e considerazioni etiche (25,7%). Inoltre, il 14,8% ritiene che l'adozione dell'IA non sia utile (14,3% nel 2023).
Analisi dati e software gestionali
Le imprese che svolgono analisi dei dati passano dal 26,6% del 2023 al 42,7%; il 14,4% (4,6% nel 2023) si avvale di un’altra impresa o organizzazione esterna, mentre il 34,6% utilizza i propri addetti (24,9% nel 2023).
Le fonti di dati più utilizzate sono quelle che forniscono informazioni sulle vendite e i pagamenti e sui clienti (localizzazione, preferenze, recensioni) che possono essere raccolti da sistemi ERP sulle transazioni, o dal sito web e canali social dell’impresa, o dal CRM.
Il 56% delle imprese con almeno 10 addetti (48,7% nel 2023), utilizza almeno un software aziendale per:
- pianificazione delle risorse aziendali (ERP Enterprise Resource Planning)
- gestione delle informazioni sui clienti (CRM Customer Relationship Management)
- Business Intelligence per analizzare i dati per decisioni e pianificazioni strategiche.
La complessità organizzativa e tecnologica favorisce l’adozione di software gestionali, utilizzati da circa il 90% delle grandi imprese e dal 52,7% delle imprese con 10-49 addetti.
Il software più adottato dalle imprese è l'ERP, utilizzato dal 49,5% delle aziende (rispetto al 42,2% nel 2023), seguito dal CRM, con una diffusione del 21,7% (+2,5 punti percentuali rispetto al 2023). Il software di Business Intelligence (BI) è il meno diffuso e non mostra variazioni significative rispetto al 2023 (16%, -1,6%).
Commercio elettronico
Tra gli indicatori del DESI relativi alla trasformazione digitale delle imprese, ci sono i dati sul valore delle vendite online delle PMI rispetto al fatturato complessivo e sulla quota di PMI che realizzano almeno l’1% del loro fatturato tramite e-commerce. Questi parametri permettono di valutare il grado di digitalizzazione commerciale e la capacità delle imprese di utilizzare i canali online per la vendita.
La quota di PMI che ha effettuato nel corso dell’anno precedente vendite online per almeno l’1% del fatturato totale rimane stabile al 14,3% (era 14,7% nel 2024). Si riduce la quota di fatturato online realizzato dalle PMI: dal 14% dei ricavi totali del 2024 scende all’11,7% nel 2025 confermando il calo già in atto dal 2023 (era 15,5%).
In generale, il 20,1% (20,4% nel 2024) delle imprese con almeno 10 addetti ha effettuato vendite online generando il 15,7% del fatturato totale (16,9% nel 2024 e 17,7% nel 2023).
La quota di imprese che vendono online, via web o utilizzando altri sistemi per lo scambio elettronico di dati sugli ordinativi (EDI), passa dal 18,8% delle imprese con 10-49 addetti, al 46,6% delle grandi imprese.
Tra le imprese italiane con almeno 10 addetti che vendono via web, il 73% utilizza canali e siti web propri o del gruppo di appartenenza mentre il 65,1% (60,4% nel 2024) si affida a piattaforme online.
Il commercio effettuato attraverso canali web con clienti collocati all’estero coinvolge il 48,6% (era 51,2% nel 2024) delle imprese che vendono via web. Tra queste spiccano il settore ricettivo (95,4%), il settore immobiliare (86,9%) e quello tessile (77,3%).
Fonte: Istat (Imprese e ICT - Anno 2025)